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martedì 27 novembre 2012

La matrioska imperfetta



La matrioska
non avrebbe mai potuto essere imperfetta
poiché
ideata dalla stessa Perfezione;
si dirà
che la perfezione ha molti difetti,
ma la matrioska imperfetta
aveva una grande,
spropositata imperfezione:
si chiudeva ed apriva in dei momenti sbagliati…
cosa vuol dire questo?
Vuol dire
che si logorò senza un valido motivo
poiché il suo aprirsi e chiudersi invano
le impediva
di schiudersi e chiudersi
quando vi fosse una ragione valida,
in questo modo
tutto le sfuggiva
e cos’è tutto?
Il senso della vita,
quello che accomuna ognuno di noi
o che dovrebbe,
dipende da come uno usa le proprie energie;
la matrioska
un giorno si chiuse per non riaprirsi più…:
ora aspettava
che qualcuno la riaprisse
e qualsiasi persona purché del sesso opposto
sarebbe andata bene;
la matrioska
era una donna,
e quindi,
“di facili costumi”
(proprio come ogni uomo)
ma ancora una volta si aprì senza un valido motivo
se valido è l’errare,
e,
ahimè,
fu l’ultima volta che la vidi
asservire al suo vero scopo,
poiché l’amor proprio
già una volta l’aveva giocata
e ora l’orgoglio non avrebbe potuto assolutamente
mancare all’appuntamento…:
attenzione:
la matrioska
è un soprammobile
soltanto
e quindi non può stupire
come potrebbe un animale dal cuore sincero
e noi uomini siamo animali…
in fondo;
essa si schiuse ancora quando io rimasi ferito
in guerra,
ciò mi addolorò,
poiché essa era il dono che la Perfezione
mi fece trovare,
bambino,
sotto l’albero di Natale
e mi aspettavo pur che dentro vi fosse qualcosa,
(forse una lettera d’amore),
rimasi quindi di sasso
quando scoprii che dentro
lei non aveva niente,
non un misero stralcio di carta
scritta
e mi chiesi a cosa,
in fondo,
quel regalo fosse servito nella mia vita
se non a farmi soffrire...
ma non dimenticai mai
la gioia che provai quando ricevei
quel dono inaspettato
e la curiosità di aprirla per la prima volta
per vedere cosa contenesse
(decifrai solo in seguito l’ultimo enigma,
come sopra detto)
e l’ammirazione per le sue rifiniture
e per il pregiato legno in cui era intagliata;
anche se essa fu un dono
utile alla mia crescita,
e la crescita è soltanto l’assunzione di continue delusioni
e rari piaceri
(la ricerca della Verità
dà l’unico senso alla vita
che davvero riesca a dare un senso
ed io sono solo
perché solo io La so)...

Ricordo,
infine
le sue ultime parole…
era il 26 e nevicava,
lei era riposta sullo scaffale della libreria…
mentre io guardavo
fuori dalla finestra
(eravamo soli,
noi due,
compagni di una vita):
Ti penti?
Quella fu l’ultima volta,
e la prima che iniziai a scrivere la mia storia
per non finirla più,
ripensai in seguito che avrei potuto risponderle:
« Non ho niente di cui pentirmi »
ma non lo avevo fatto,
e sarebbe stato inutile pensarci ancora.