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lunedì 20 febbraio 2017

LA DROGA AI TEMPI DI IROMAN

Oggi quasi un milione di adolescenti fanno uso di Hashish o Marijuana, un numero sorprendente di giovani che sempre più spesso forse per noia, per “ribellione” o per cercare una via di fuga alla realtà decidono di provare per la prima volta delle sostanze che alterano la propria percezione.
A volte con dei riscontri minimi, altre volte invece cadendo nel baratro degli effetti più devastanti come dipendenza psicologica, scoordinamento motorio, allucinazioni, aritmia, crisi convulsive e molto altro. Pensate, per quanto riguarda la cannabis malgrado tutto quello che possono dire gli accaniti sostenitori, quest’ultima può avere effetti imprevedibili sul corpo di un uomo adulto, a volte agisce come uno stimolante, altre volte come un depressivo. Adesso immaginate tutti questi effetti sul corpo di un 13-16 enne.
Mi ricordo la mia prima volta che provai una sostanza del genere, avevo iniziato il primo anno del liceo, erano gli anni novanta, in tv passavano ancora i cartoon di Lupin III, il nostro eroe dei fumetti era Batman, lo smartphone era roba per pochi eletti ma già alcol e Marijuana nelle scuole erano all’ordine del giorno. Alcuni miei compagni portavano bottiglie di super alcolici che nascondevano nel cortile della scuola per poi raggiungere con facilità durante la ricreazione o nelle ore buca dei professori. A questo si accompagnava il fumo(hashish) o la Marijuana.
Quella volta mi sentii proprio male, istigato da alcuni amici e per far colpo sulle compagnette aspirai più volte e buttai giù quel fumo denso e grigiastro, cominciai a sentirmi euforico, poi sempre più leggero, avvertivo una certa “allegria”. Poco dopo mi accasciai a terra, tremante e immobile tra le cicche e le risate degli “amici” che gridava “ha la febbre del fumo” e scoppiavano a ridere. Fu un'esperienza poco felice la mia.
E qui la mente mi riporta agli eventi recenti di cronaca, come il caso di quel giovane 16enne suicida a Lavagna dopo una perquisizione a casa sua da parte delle forze dell’ordine. Il ragazzo era stato bloccato fuori dal liceo che frequentava con alcuni grammi di hashish. A fare la segnalazione era stata proprio la madre, esasperata dalle condizioni del figlio.
Impazza ora sul web, soprattutto sui social la battaglia tra chi giudica colpevole della morte del giovane lo stato e la polizia, e chi i genitori, mettendo alla berlina la madre che leggendo una lettera, durante il funerale ha ringraziato le forze dell’ordine ed ha lanciato un messaggio molto sentito a tutte le nuove generazioni e agli amici del giovane:  “Vi vogliono far credere che fumare una canna è normale, che faticare a parlarsi è normale, che andare sempre oltre è normale. Qualcuno vuol soffocarvi…Diventate protagonisti della vostra vita e cercate lo straordinario. Straordinario è mettere giù il cellulare e parlarvi occhi negli occhi. Invece di mandarvi faccine su whatsapp…”
A pensarci bene, forse davvero stiamo diventando schiavi di una società che spinge tutti verso il collasso, mercificando e massificando attrezzature capaci di spingerci  lontani dall’empatia, da quel contatto carnale e umano che ci ha sempre distinto(salvato?) nel corso dei secoli. Oggi abbiamo nuovi supereroi alla tv, le sbronze di Ironman e i cartoon dei Simpson, e malgrado la droga sia sempre esistita, i suicidi tra giovani e meno giovani sono sempre più all’ordine del giorno e non certo a causa delle perquisizioni delle forze dell’ordine o delle attenzioni pressanti da parte di genitori preoccupati. Forse il vero problema va cercato altrove, dentro di noi, o magari nel sistema in cui viviamo.