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mercoledì 6 novembre 2013

Rubrica di poesia: Les Poètes maudits




Ciò che naturalmente fu creato
in terra o n'aere o n'acqua, che l'om vede,
a segnoria de l'uom fu tutto dato
e si conduce e vive a sua mercede..
Giovanni Corona

Cecco Angiolieri-canto CXIX da Rime



La poesia di del Caro Giovanni Corona.


Venne celebrato nella sua prima raccolta poetica come un caso raro in Sardegna, fuori dalla norma, questo perché l'opera poetica di Giovanni Corona nato a Santu Lussurgiu (OR) il 7\12\1914 venne all'evidenza proprio nel 1988 ad un anno dalla sua scomparsa.
Nelle note biografiche della sua raccolta si parla di un giovanissimo Giovanni con la vocazione per la poesia fin dalla tenera età, ma chiusa ahimè in una sorta di pudore tanto più difficile da capire considerando la commovente apertura dell'autore al sociale o per la sua allora, originale pressione espressiva. Il continuo scavo sulle inquietudini dell'esistenza, conduce il destinatario a orizzonti di conoscenza o scorzi di verità poetiche stimolanti, riecheggiano oggi queste parole ponderate con cura da Renzo Cau che ha avuto il compito di stilare la prima raccolta poetica “Richiamo d'amore” E. Gasperini Editore 1988.
E' una poesia delicata quella di Corona, delicata e al quanto nobile da trascinarsi tra la sofferenza di una desolata solitudine ed i suoi egoismi, al mistero dell'ignoto che da sempre ci spinge a cercare chini attorno a noi con una piccola luce tra le mani nella dura timidezza della tortora un ricordo a noi ormai poco chiaro.

Adesso che la sua voce
giunge dal mare
dell'ignoto, qui
dentro me stesso
dentro la notte
delle lacrime-sangue
della realtà e dilata ora
sulla mia pelle
con la luce del mistero.
Nella stanchezza
per i sonni induriti
con la timidezza
della tortora, fluttua
il ricordo della casa lontana
e di una parola fedele
prima che calassero
i freddi inverni della guerra.
S'innalzano le sue mani lievi
come una piuma, e vengono
fino a me, chiare luce e vita
d'un tempo, tra le rovine del mio cammino
sopra questa solitudine
di egoismi.

Giovanni Corona-Luce del mistero dalla raccolta
“Sassi della mia terra” Gasperini Editore 1988 Cagliari


Viene all'evidenza il possente immaginario del poeta sardo, che riesce a creare come diceva Cau. Un insieme di sottili legami interni, quei modelli alternativi della vera poesia, la poesia assoluta nell'espressione ovvero la “Maudits”, spoglia di emozioni gridate e sempre fascinosamente disposta dall'attento gioco del significante.