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mercoledì 28 dicembre 2016

NELLA LOCANDA DEL PIACERE - POESIA

Donna completa, mela carnale, luna calda,
denso aroma d'alghe, fango e luce pestati,
quale oscura chiarità s'apre tra le tue colonne?
Pablo Neruda 


Nella locanda del piacere
si attarderebbero tutte le creature
ma a nessuno è concesso di restare.
Là fuori, in attesa, con i seni aridi
vi è una dama gelida per ognuno al gran ballo
di cui non si ammette rifiuto.
Senza vergogna infine spalancherà
le gambe antiche e la bocca dove fermenta
imputridita da incalcolabile tempo
la prima domanda e l'ultima risposta.
Con che coraggio penetrarne la carne
nella solitudine così vasta d'essere
soltanto un uomo?
Fra le sue braccia asciutte non si è
che un fiore di loto colto in superficie
nel candore ipocrita della bellezza,
con il corpo immerso nel sudore acre
del godimento, umori e lacrime di sfinimento
e la radice nutrita da linfa rubina
ancorata al fondo di una vita
scritta sull'acqua.

©Mirela Stillitano

giovedì 2 giugno 2016

DESTRUTTURAZIONE - POESIA



Ho un cuore di vetro
appeso al petto,
un chiarore subacqueo
nell'occhio aperto.
Sono riverso
In ogni verso,
e tu sei dentro quest’aria
cavallo libero
di scatenarti nel pensiero.
Diavolo scaltro
chimera in agguato
mi muovo scaltro
nella tua tela.
Dio vede nelle mie pupille
Il disumano gelido,
la destrutturazione del corpo
e dello spirito.
Ho un cuore di vetro
appeso al petto,
un chiarore subacqueo

nell'occhio aperto.


Fabrizio Raccis - inedito 2016




sabato 23 aprile 2016

È UN ATTIMO - Poesia



È un attimo
il corpo si scioglie nel sudore del sole
e il ricordo se ne va
a quando i bisogni e i doveri si tenevano per mano
tenendo per mano la morte
ed eccolo il cimitero
sulle ali del corvo
ancora il cimitero della mia anima
dove il compromesso ammazzava la felicità
ed era tutto un baratto con la realtà
è un attimo
se non vivo come voglio
è inutile che vivo.



Phyllis Morroni




lunedì 28 marzo 2016

PALESTINA




È solo una la terra promessa,
un mondo confinato
tra due fiumi di sangue
ma come si può ballare
sotto un cielo di bombe?
Come si può sognare
se sono crollate le fondamenta,
la morte che dà senso alla vita
barche della sconfitta
che annegano nel presente
e si spezza il ponte
per un futuro incerto;
dillo alla luna
lo sconforto di restare orfani
raccontalo alla terra
il soffocare tra i morti
implora questo mare,
giudice di morte,
che l’uomo ha scelto
di dividersi dai suoi fratelli
per nascondersi dietro
l’ombra di Dio:
raccontalo ai tuoi simili
il tuo cielo assomiglia al mio
non può oscurarsi di bombe,

inventalo con le parole.


©Luigi Finucci